Come pagare meno tasse in Italia scegliendo il giusto inquadramento fiscale

Ditta individuale o società s.r.l

La differenza sostanziale tra l’avere una ditta individuale ed essere a capo di una SRL (Società a responsabilità Limitata) è che nel primo caso la figura giuridica e quella fisica sono la stessa cosa, come evidenziano i commercialisti di ItalianLimited. Mentre in una SRL a differenza della ditta individuale la persona giuridica è nettamente distinta rispetto rispetto al titolare, o al socio dell’impresa stessa.

Diversi regimi fiscali

Il regime della tassazione tra ditta individuale e SRL è totalmente diverso, infatti il titolare di una ditta individuale vedrà tassare i propri utili in base alla propria aliquota IRPEF (Imposta Redditi Persone Fisiche, dal 23 al 43%) + INPS (contributi previdenziali, 27%), mentre una SRL risponderà al pagamento delle imposte in base alle aliquote sulle società: IRES (Imposta Redditi Società, 27,5%) e IRAP (Imposta Regionale Attività Produttive, 4,5%).

Già da questa semplice distinzione, volutamente generica, si può capire che da un lato abbiamo come minimo un 50% circa di imposizione fiscale, mentre dall’altro si ha circa il 32%…

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai una ditta individuale, e se stai cercando di venire a conoscenza di un metodo che ti consenta di pagare meno tasse, è perchè probabilmente hai prodotto tanta ricchezza e sai che il tuo carico fiscale verrà tassato nella tua dichiarazione dei redditi con le aliquote più alte (esempio 43%) oltre a dover sommare INPS per un altro 27%, quindi rischiare di dover pagare circa il 70% del tuo guadagno allo Stato.

 Perchè non passare da ditta individuale a SRL?

Le motivazioni possono essere tante, bisognerebbe entrare nello specifico caso per caso, ma sostanzialmente si può dire che se i consulenti fiscale di ItalianLimited non consigliano questo tipo di passaggio è principalmente per due motivi:

  1. Reddito annuo inferiore ai 20mila euro
  2. Minor numero di adempimenti da eseguire

Se hai una ditta individuale ed in effetti produci meno di 20mila euro all’anno di reddito imponibile, è molto probabile che con pochi semplici accorgimenti tu possa dedurre costi e detrarre IVA in modo del tutto lecito, andando a pagare pochissime tasse senza tante preoccupazioni.

La gestione di una SRL invece, richiede una burocrazia maggiore da parte del commercialista, con più adempimenti da fare rispetto ad una semplice ditta individuale. Di conseguenza anche i costi di tenuta della contabilità possono passare dai 1-2.000 di una ditta individuale ai 2-3.000€ di una SRL, ma questo molto spesso diventa un alibi banale perchè fermandosi a pensare alla complessità, o pensando di risparmiare 1.000€ all’anno, si perdono di vista gli enormi vantaggi fiscali che questo passaggio comporterebbe.

La scelta di non passare da una ditta individuale a una srl, oltre ad una enorme riduzione dell’imposizione fiscale, non ti permette di dedurre una serie di ulteriori costi oggi collegati alla tua attività individuale che probabilmente non stai deducendo proprio per l’impossibilità di discriminare la tua persona fisica dalla persona giuridica rappresentata dalla SRL.

Insomma, se cerchi come pagare meno tasse ed hai una ditta individuale, valuta come prima cosa quella di consultare uno studio di commercialisti esperto del settore come ItalianLimited, che ti consiglierà su come farlo al meglio. Molto spesso, se non hai ancora valutato questo cambiamento è responsabilità anche del tuo attuale consuelente fiscale…e se vuoi risparmiare sulle imposte, cosa che fino ad oggi non hai fatto, forse è il caso di iniziare a mettere in discussione anche lui…

Approfondimenti su www.italianlimited.it

Contratti a chiamata sostituiscono i vecchi voucher

contratti a chiamata

Contratti a chiamata sostituiscono i vecchi voucher: le difficoltà dei commercianti e l’accordo Confcommercio-sindacati.

Commercianti brindisini messi a dura prova con l’eliminazione dei voucher, strumento utilizzato per far fronte alla mole di manodopera necessaria in un periodo di picchi in ambito lavorativo. Per questo morivo, Confcommercio e le organizzazioni sindacali brindisine sono subito corse ai ripari stipulando un accordo che tutelasse i commercianti alle strette : essi potranno infatti ricrrere ai contratti a chiamata al posto dei voucher, in periodi dell’anno in cui vi è più bisogno di manodopera.

Confcommercio rilascia una dichiarazione molto importante:

”Definito l’accordo tra la nuova Confcommercio di Brindisi e le organizzazioni sindacali dei lavoratori. La Confcommercio di Brindisi, con la dirigenza completamente rinnovata, ha affrontato il problema operativo derivante dall’abolizione dei voucher a seguito del quale non era più possibile, per le aziende sane e con una corretta gestione del personale, affrontare i picchi di lavoro, le necessità urgenti di manodopera e le opportunità lavorative cd di lavoro extra!”

Grazie  a questo accordo tra organizzazione sindacali e Confcommercio, i commercianti brindisi potranno, attraverso uno specifixo accordo aziendale,  optare per Job on call, ossia contratti a chiamata, molto utile in aluni settori per la sua straordinaria flessibilità . Con questo particolare tipo di contratto, il datore di lavoro potrà usufruire della manodopera del lavoratore in particolari momenti dell’anno lavorativo, secondo le proprie esigenze, manteendo un termine minimo di preavviso per il lavoratore.

Si definiscono così i contratti a chiamata, come un’opportunità lavorativa che non metta in ginocchio commercianti e al tempo stesso offra opportunità, seppur brevi, a giovani e grandi disoccupati. Ottima soluzione anche per aziende che necessitano di contratti di lavoro e orari molto flessibili, disposte a  stipulare contratti a norma di legge.

Per necessità di ogni genre, approfondimenti sul tema e dubbi le aziende possono contattare la nuova Confcommercio di Brindisi tramite la mail [email protected], oppure interessando il proprio consulente del lavoro.

L’aumento dell’IVA? Per noi è una batosta

aumento IVAIl rischio sembrava scongiurato qualche mese fa, quando il governo aveva annunciato l’intenzione di innalzare l’IVA di un punto percentuale entro lo scorso 1° luglio, salvo ripensarci nel giro di pochi giorni. Ora però l’ipotesi si ripropone in maniera ancora più insistente – si parla del primo ottobre – e le associazioni dei commercianti pugliesi non nascondono le loro preoccupazioni.

Per Antonio Schipa, direttore di Confesercenti Lecce, si tratta di «una nuova batosta a danno dei commercianti, chiamati ancora una volta e loro malgrado a dover sopperire alla situazione critica dei conti pubblici». I commercianti, infatti, si dicono «nettamente contrari, è un colpo mortale che arriva dopo un altro aumento, quello dal 20% al 21%. Al momento non sono previste iniziative di protesta, ma certamente non resteremo con le mani in mano qualora davvero il governo dovesse propendere per questa ipotesi».

Anche il direttore di Confcommercio Taranto, Angelo Colella, non nasconde la propria preoccupazione «Già dai dati di cui siamo in possesso emerge un quadro molto delicato della situazione commerciale», afferma. «A livello nazionale c’è una netta riduzione dei consumi, e certamente l’eventuale nuovo aumento dell’Iva non farebbe che accentuare questo calo». A livello locale va anche peggio: «Secondo le stime del 2013, Taranto è ultima tra le province pugliesi per quanto riguarda i consumi. L’anno scorso la “maglia nera” era Brindisi, adesso ci siamo finiti noi. Questa situazione è molto complicata e spiace soprattutto che a pagarne le conseguenze siano anche i consumatori, soprattutto quelli della fascia medio-bassa, che fanno tanti sacrifici per arrivare alla fine del mese».

Lucida anche l’analisi da Brindisi, con il direttore della Confcommercio Giuseppe Marchionna che spiega: «Nei mesi scorsi sono state organizzate campagne di sensibilizzazione, è stata avviata una raccolta firme e sembrava che il governo avesse abbandonato la possibilità di aumentare l’Iva al 22%. Oggi, invece, si torna a parlarne, ma noi ribadiamo la nostra contrarietà». Confcommercio Brindisi conferma di essere pronta a fare nuove pressioni al governo per ottenere un nuovo ripensamento. «Ma sarà difficile, lo so», dice Marchionna. «Però trovo assurdo che nessuno stia preoccupandosi del dramma dei consumi interni. Siamo in presenza di un meccanismo economico inceppato, sopraffatto dalla paura di spendere, di investire e proprio quando si inizia a parlare di ripresa non possiamo pensare di aumentare l’Iva. Il timore è che di questo passo si vada verso un blocco totale dell’economia».

Confesercenti Brindisi, invece, non si dichiara solo contraria, ma si dice anche certa che il passaggio dell’imposta al 22% non avverrà. «E non è solo una previsione – racconta il presidente provinciale Antonio D’Amoreparliamo con cognizione di causa, visto che nei giorni scorsi una delegazione di Confesercenti è stata a Roma e ha incontrato rappresentanti del Governo e del Parlamento. Siamo stati ampiamente rassicurati: il temuto aumento non ci sarà». Nemmeno le ultime notizie sullo stato di salute dell’economia italiana fanno cambiare idea a D’Amore: «Già con il passaggio dell’Iva dal 20% al 21%, lo Stato ha potuto sperimentare l’inefficacia di un provvedimento del genere, che porterebbe ad una sproporzione tra il ricavo e il crollo dei consumi. Noi abbiamo ricevuto tutte le rassicurazioni del caso» conclude D’Amore. «Se poi il governo dovesse cambiare davvero decidere di cambiare idea nel giro di appena una settimana, allora ci sarebbe davvero da fare le valigie e andare via».

La denuncia di Confcommercio: dal 2014 rincari fino al 600% con la Tari

FruttivendoloCambiano gli acronimi e le denominazioni delle imposte, ma non muta il peso delle stangate per le imprese, che anche con l’introduzione della nuova tassa TARI dovranno sborsare cifre considerevoli per i rifiuti.

Stando a quanto calcolato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, dal 2014 gli aumenti per le aziende potrebbero superare il 600%.

L’incremento medio della nuova tassa per le imprese del commercio e dei servizi è stimato in + 290%.

Per bar e pasticcerie sarà del + 314%; per pizzerie, ristoranti e trattorie del + 482%; per i negozi di ortofrutta del 650%; per le discoteche + 680%.

Leggi nel dettaglio l’articolo di Quotidiano di Puglia qui allegato